Eroe del racconto, eroe che io amo con tutta l’anima e che ho sempre cercato di riprodurre in tutta la sua bellezza, e che sempre è stato, è e sarà meraviglioso, eroe del mio racconto è la verità
Lev Nikolàevič Tolstòj 

Chi si nasconde dietro il romanticismo puritano di solito è un gran perverso depravato
G.P. 

Reblog if you love black metal.


Nelle mie calze viola il profumo di mela | il pantheon della bitta maestosa | un cul di cagna aperto | alla santità della via.
Georges Bataille, Poesie erotiche, Nautilus, Torino, 1990

È triste constatare ciò che tanti inetti sostengono senza remore: l’amicizia tra uomo e donna non esiste! Loro credono che l’amicizia non possa esistere perché, tra due sessi opposti, inevitabilmente nasce intesa sessuale (dubito fortemente) che potrebbe sconvolgere l’amicizia stessa. Personalmente, ho smesso di crederci da quando una parte delle donne da me conosciuta si è dileguata non appena è stata rifiutata sessualmente; l’altra parte si è dileguata quando si è invaghita di una nuova “amicizia”… un altro possibile amore? Non credo. Un’altra possibile gioia effimera: una scopata anonima.


labuonaeducazione:

“Vivevamo a Parigi, avevamo un appartamento nel Marais. Eravamo a cena in uno dei bistrot del quartiere. Finito di mangiare Helmut mi chiese, ‘June, la puoi aprire?’, indicando la giacca. Ovviamente aveva la macchina fotografica appoggiata sul tavolo. Aprii rapidamente la giacca. Fu molto veloce.”

labuonaeducazione:

“Vivevamo a Parigi, avevamo un appartamento nel Marais. Eravamo a cena in uno dei bistrot del quartiere. Finito di mangiare Helmut mi chiese, ‘June, la puoi aprire?’, indicando la giacca. Ovviamente aveva la macchina fotografica appoggiata sul tavolo. Aprii rapidamente la giacca. Fu molto veloce.”


oldhollywood:

Anna Karina in Vivre sa vie (1962, dir. Jean-Luc Godard)

oldhollywood:

Anna Karina in Vivre sa vie (1962, dir. Jean-Luc Godard)


Come essere umano che va in giro al crepuscolo, all’alba, a strane ore, a ore impossibili, il senso di essere solo e unico mi fortifica a un punto tale che quando cammino in mezzo alla folla e non mi sento più un essere umano ma una semplice macchia, uno sputo, comincio a pensare a me stesso solo nello spazio, creatura unica e sola circondata dalle più belle strade vuote, bipede umano che s’aggira tra grattacieli quando tutti gli abitanti della città sono fuggiti, e sono solo allora e cammino e canto e regno sulla terra.
Henry Valentine Miller, Primavera Nera

La voluttà non si persegue nell’agire banale ma nell’essenziale particolarità del lubrico; e la lubricità è l’unica caratteristica umana che rende - l’essere - libero dal giogo dell’istinto primordiale, donandogli la gioia erotica di cui ancor non gode.

G.P.  


Ci sono due modi di sentire la solitudine: sentirsi soli al mondo o avvertire la solitudine del mondo. Chi si sente solo vive un dramma puramente individuale; il sentimento dell’abbandono può sopraggiungere anche in una splendida cornice naturale. In tal caso interessa unicamente la propria inquietudine. Sentirti proiettato e sospeso in questo mondo, incapace di adattarti ad esso, consumato in te stesso, distrutto dalle tue deficienze o esaltazioni, tormentato dalle tue insufficienze, indifferente agli aspetti esteriori – luminosi o cupi che siano –, rimanendo nel tuo dramma interiore: ecco ciò che significa la solitudine individuale. Il sentimento di solitudine cosmica deriva invece non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il mondo avesse perduto di colpo il suo splendore per raffigurare la monotonia essenziale di un cimitero. Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all’esterno? Impossibile rispondere. E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?

Emil Cioran, Al culmine della disperazione